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Sempre più donne stanno sperimentando quanto può essere comodo passeggiare o sbrigare commissioni, muoversi in un negozio o per le vie della città con le mani libere e il proprio bambino, ben custodito e tranquillo, a contatto con il proprio corpo. Una consuetudine che è facile immaginare quanto possa risultare gradita ai più piccini dato che, dopo nove mesi trascorsi nel caldo rifugio del grembo materno, c'è un solo luogo al mondo dove un bimbo si sente davvero sicuro: a contatto con la propria mamma. Marsupi e fasce offrono un modo diverso di trasportare i propri piccini, ma anche di accudirli. Il portare non equivale solo a "trasportare", ma rappresenta una scelta di contatto e vicinanza continua.

Stare tra le braccia della mamma (o del papà, o della persona che si prende cura di lui) è per il bambino una necessità.

Offrire al neonato, subito dopo la nascita, un ambiente quanto più vicino a quello uterino e soddisfare il suo bisogno di contatto sono fattori essenziali per una crescita sana sia dal punto di vista psicologico ed emotivo, sia dal punto di vista fisiologico.

Il bambino "portato" diventerà un bambino sicuro di sé, pronto, al momento giusto, ad esplorare il mondo. Inoltre nella fascia è più tranquillo, piange meno, partecipa alla vita familiare, ricevendo tutti gli stimoli di cui ha bisogno per sviluppare i suoi sensi. E' attivo: cerca spontaneamente l'equilibrio, esercitando tutti i suoi muscoli. Quando è sveglio ascolta ed interagisce con il mondo esterno, si addormenta quando è stanco, mangia quando ha fame. Per di più non ha bisogno di piangere e di urlare per attirare l'attenzione della mamma, infatti il contatto continuo permette alla mamma di essere più attenta ai bisogni del suo bambino e a rispondere tempestivamente.

Il supporto (fascia, stoffa, marsupio) rappresenta una sorta di "utero di transizione" in cui il bimbo, così come nel grembo materno, continua ad essere cullato grazie al movimento di chi lo porta.

Quel contatto che è tanto piacevole e importante per il bebè, garantisce anche alla mamma molte sensazioni positive, si tratta di una situazione molto appagante.

Per quanto riguarda poi i vantaggi pratici, portando il bebè il genitore gode di una totale libertà di movimento, può stare insieme al figlio e rispondere con immediatezza ai suoi bisogni e contemporaneamente dedicarsi ad altre faccende. In più quando si è fuori casa la fascia è molto pratica per allattare con discrezione.

I pannolini servono, ne servono moltissimi, e questa spesa incide in modo determinante sul budget famigliare.

Quella dei pannolini usa e getta è stata un'invenzione che ha sollevato le madri da un grande carico di lavoro. Sul mercato troviamo pannolini per ogni fascia d'età, dalle taglie mini per i neonati fino alle mutande pannolino. Calcolando una media di otto pannolini al giorno, il bimbo consuma 240 usa e getta al mese per una spesa che varia da 56 a 74 euro. Due anni di usa e getta, mediamente, possono costare a una famiglia da 1400 a 2000 euro.

Un'ottima soluzione per risparmiare (oltre a quella di prediligere confezioni famiglia o pacchi doppi) è quella di rivolgersi a uno spaccio di pannolini dove si possono acquistare grandi confezioni a prezzi molto vantaggiosi.

Per quanto riguarda il benessere del bebè, dato che i pannolini monouso possono provocare un certo fastidio (soprattutto nelle giornate umide e calde), si suggerisce di trovare nell'arco delle 24 ore qualche momento per lasciare libero il piccolo (basterà sistemarlo su un asciugamano ed eventualmente una traversa impermeabile).

Alcune famiglie, per evitare che la cute delicata del bimbo stia a continuo contatto con la plastica del pannolino, inseriscono un panno di cotone o sistemano il pannolino in modo che vesta largo.

Quando si parla di pannolini usa e getta non si può trascurare l'impatto ambientale di questi prodotti. Ogni bambino utilizza in tre anni circa 4500 pannolini, che corrispondono all'abbattimento di venti grandi alberi. La produzione di pannolini comporta un ingente consumo di energia, acqua, polpa di legno, e l'utilizzo di importanti quantità di prodotti chimici. Le acque di scarico provenienti dalla lavorazione di cellulosa, plastica e idrogel contengono solventi, metalli pesanti, polimeri, diossina, ecc.; sbiancare la cellulosa dei pannolini monouso causa l'emissione nell'aria di ulteriore diossina e, per finire, il loro incenerimento produce ceneri ed emissioni tossiche nell'aria.

Inoltre, una volta usato e portato in discarica, ha inizio il problema dello smaltimento: un usa e getta impiega ben 500 anni per decomporsi.

Una soluzione per contribuire alla tutela dell'ambiente potrebbe essere quella dei pannolini non sbiancati con il cloro, oppure monouso biodegradabili realizzati in Mater-Bio (materiale termoplastico a base di amido di mais, completamente biodegradabile) o con amido di grano.

A seguito dell'avvento degli usa e getta, sono stati abbandonati i pannolini di stoffa che invece ad oggi stanno pian piano riconquistando le simpatie delle famiglie italiane. A far apprezzare i lavabili non sono soltanto il risparmio economico e la sostenibilità ambientale, ma anche i vantaggi per il benessere del bebè.

Infatti è discutibile la comodità degli usa e getta: pratici per i genitori, sicuramente questi "mutandoni plastificati" non sono l'ideale per i bambini. Potendo probabilmente anche i bambini preferirebbero restare a contatto con del cotone, morbido e fresco.

Una volta sostenuta la spesa iniziale (che può variare da 250 a 500 euro), il risparmio, per chi non utilizza gli usa e getta, si aggira intorno a 1000-1500 euro. Aggiungendo anche la spesa dei lavaggi, il risparmio resta comunque superiore al 50%.

In genere, una ventina di pannolini in tessuto sono sufficienti per garantire una copertura costante (considerati i tempi di lavaggio e asciugatura). A proposito del lavaggio, non sono necessari accorgimenti particolari: possono essere lavati in lavatrice (dopo aver rimosso le feci) a circa 50° anche insieme agli altri indumenti. I pannolini sporchi, in attesa di lavaggio, possono essere lasciati in un secchio o in un bidone in plastica, immersi in acqua con due cucchiai di bicarbonato (così si evitano i cattivi odori).

Esistono vari modelli:

PREFOLD

PREFOLD

Sono dei rettangoli di stoffa, di cotone bianco o grezzo, divisi in tre strisce: la parte centrale ha di solito 8 strati di stoffa, mentre le due strisce laterali 4 strati. Si possono usare sia come pannolini veri e propri, piegandoli in alcuni modi diversi, oppure come inserti quando il bambino cresce e non bastano più come pannolini.
Possono essere abbinati ad inserti che aumentano il potere assorbente.
Sono di misure diverse (taglia S, M, L e a volte XL), e serve la mutandina impermeabile.

CIRIPA

CIRIPA'

E' lo stesso che hanno usato le nostre mamme e le nostre nonne.
Sono di stoffa leggera, solitamente in cotone, e hanno dei laccetti che servono per legare il pannolino alla vita del bimbo.
Sono i pannolini più economici, dopo una certa età hanno bisogno di inserti supplementari e come i prefold hanno bisogno di una mutandina impermeabile.

FITTED

FITTED

Pannolini in stoffa, spugna, cotone o bambù, sagomati con la forma di pannolino.
Si chiudono con bottoni o con velcro.
A volte hanno inserti attaccati con bottoni o solo appoggiati, possono essere bianchi o colorati e anch'essi necessitano di mutandina.
Possono essere a taglie o taglia unica, regolabili attraverso il resize, ovvero l'aggiustatura tramite bottoncini o piegature particolari.

ALL IN ONE

ALL IN ONE (AIO)

Pannolini tutti in uno, cioè che comprendono anche la mutandina impermeabile, e assomigliano quindi agli usa e getta come comodità di cambio.
Sono composti esternamente dalla parte impermeabile e internamente dalla parte assorbente in cotone, bambù o microfibra.
Possono essere tutti attaccati, oppure cuciti solo agli estremi oppure ancora attaccati tramite dei bottoni, che si possono aprire per separare i pezzi per il lavaggio ed eventualmente l'asciugatura in asciugatrice.
Possono essere a taglie o taglia unica (regolabili con bottoni o altro).

POCKET

POCKET

Sono pannolini la cui mutandina impermeabile ha una tasca in cui infilare gli inserti, in cotone, bambù o microfibra.
Questo consente di poter lavare e asciugare separatamente i pezzi, diminuendo i tempi di asciugatura.
A contatto ci può essere una fibra naturale o sintetica.

Perché allattare al seno?

Perché l'allattamento al seno è il modo più naturale e fisiologico di nutrire il cucciolo d'uomo!

Il latte materno è infatti l'alimento perfetto, contenendo tutte le sostanze necessarie, per la crescita del tuo bambino. E' facilmente digeribile, protegge dalle infezioni, favorisce il bonding tra madre e bambino, protegge la salute della mamma (grazie alla liberazione dell'ossitocina che fa contrarre l'utero, evitando così le emorragie), non costa nulla, è ecologicamente corretto ed è sempre pronto, alla giusta temperatura.

Il latte materno si modifica nel tempo adattandosi alle esigenze e all'età del bambino e varia anche durante la poppata stessa.

Già verso il secondo trimestre di gravidanza il corpo della mamma inizia a produrre piccole quantità di colostro, che ha un'importante funzione immunitaria e lassativa, aiutando così l'espulsione del meconio. Dopo qualche giorno dal parto il colostro si trasforma in latte maturo, composto all'inizio della poppata dal primo latte e alla fine dal secondo latte: si ha la cosiddetta "montata lattea".

Il primo latte fornisce al bebè molte proteine ed ha una funzione dissetante, soddisfacendo la sete del bambino, il secondo latte è invece più ricco di grassi e soddisfa la fame.

Per questo è importante non staccare il bambino dal seno, ma lasciare che lo faccia da solo quando avrà preso tutto il latte di cui ha bisogno.

E' preferibile allattare il bambino "a richiesta", attaccandolo tutte le volte che mostra di aver fame, ad esempio muovendo la testina da un lato e dall'altro, succhiandosi il pugno o le mani, aprendo la bocca e sporgendo la lingua. Questo di solito succede a intervalli di 2-3 ore durante il giorno, un po' meno durante la notte. Non ci sono regole fisse riguardo la durata delle poppate; variano da bambino a bambino, a seconda dell'ora della giornata e dell'età del bimbo.

Il seno non ha alcun bisogno di essere preparato per assolvere quella che è la sua funzione fisiologica, quindi non è necessario che venga preparato con creme particolari o lavato dopo la poppata. Carlos Gonzáles, famoso pediatra spagnolo, disse: "Preparare il seno per allattare è come preparare i piedi per camminare o il naso per respirare!".

 

Se un tempo il parto era vissuto come evento naturale, nel corso degli anni si è assistito alla sua progressiva medicalizzazione; per lo più oggi si partorisce in contesti ospedalieri dove è previsto il ricorso alla tecnologia, l'utilizzo di farmaci per la stimolazione e l'agevolazione del parto ed eventualmente l'intervento medico o chirurgico.

E' infatti in netto aumento il numero dei parti cesarei, considerati non più in termini di urgenza in caso di gravi complicanze durante il travaglio, ma in senso preventivo, come sinonimo di nascita sicura. Di fatto l'Italia detiene uno dei primati europei in quanto a incidenza di parto cesareo: quasi il 40% delle nascite nel nostro Paese avviene con un cesareo a fronte del 20% indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come tetto massimo.

I ritmi frenetici imposti dai tempi ospedalieri non si addicono al parto naturale: la necessità di accelerare il travaglio induce all'utilizzo di rimedi farmacologici, quali la somministrazione di ossitocina sintetica, l'episiotomia per agevolare la fase espulsiva, intervento praticato pressoché di routine, l'analgesia epidurale, richiesta da un numero sempre crescente di donne per evitare i dolori del parto, il taglio immediato del cordone ombelicale e l'accelerazione della fase di secondamento attraverso l'ulteriore somministrazione di ossitocina sintetica.

Il parto naturale, proprio dei mammiferi, ha natura e tempistiche ben diverse da quelle riscontrabili nei reparti maternità. Prevede lo sprigionarsi di un vero e proprio cocktail di ormoni senza i quali il processo viene messo a serio rischio, e grazie ai quali la donna è in grado di sopportare il dolore, gestire le fasi del travaglio e prepararsi emotivamente all'imminente nascita del suo bambino. Ma perché questi ormoni possano essere liberi di fluire, il travaglio e il parto devono svolgersi in un contesto di intimità, di tranquillità e di silenzio, in penombra e al caldo.

La chiave di ogni parto naturale è che la donna ne sia protagonista.

Piera Maghella, fondatrice e presidente da oltre vent'anni del MIPA, il Movimento Internazionale per il Parto Attivo, sostiene che "è la donna che deve essere al centro di tutto l'evento, a partire dalle scelte informate durante la gravidanza, su quali e quanti esami eseguire, fino alle modalità del parto: come, dove e con chi far nascere il suo bambino".

Particolarmente durante il travaglio e il parto, ogni mamma dovrebbe poter rimanere al centro, con i suoi bisogni e le sue personali modalità di gestire questa esperienza.

Il parto naturale diventa quindi attivo, nella possibilità di esserne protagoniste, assecondando il proprio istinto, come in natura.


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